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Agrirêve: il sogno di una cucina italiana sostenibile

Frutta e verdura freschi

Come si rende sostenibile la cucina italiana?

Da questa domanda nasce una riflessione profonda sul modello alimentare di cui tutti facciamo parte. Ed è proprio da questa riflessione che prende forma Agrirêve: il sogno di un sistema agricolo e alimentare realmente sostenibile.

Agrirêve è la visione alla base della cucina di Nicola Dinato, che ha guidato le fondamenta del suo manifesto di cucina.

Si concretizza nella scelta quotidiana della sostenibilità, non come valore aggiunto, ma come punto di partenza imprescindibile di ogni processo alimentare. 

Ma per fare in modo che la cucina italiana sia realmente sostenibile, ogni attore del sistema deve compiere la sua parte. Il produttore, il cuoco, la cucina e il consumatore (che diventa co-produttore), devono muoversi insieme verso un unico obiettivo: costruire un mondo migliore. 

I quattro principi per una cucina sostenibile 

Produzione naturale e locale

In un contesto dominato da prodotti industriali, standardizzati e di bassa qualità, stiamo perdendo il contatto con la natura autentica del cibo, il suo reale sapore, la sua origine e il lavoro quotidiano di chi lo produce.

E, vale la pena ricordarlo, non si tratta delle aziende alimentari o dei supermercati, ma di agricoltori e allevatori, i protagonisti silenziosi dell’intera filiera.  

Scegliere produttori che rispettano l’ambiente è scomodo, ma estremamente potente. E farlo a livello locale lo è ancora di più.

Sostenere un sistema capillare di piccoli e medi produttori locali e di qualità, ha effetti a catena concreti e profondi: 

  • permette loro di vivere in modo dignitoso, con un riconoscimento economico più equo;
  • riduce la loro sensazione di isolamento, rafforzando il valore immenso di ciò che fanno; 
  • favorisce un rapporto diretto tra chi produce e chi consuma, creando relazioni più umane e trasparenti;
  • promuove un consumo di qualità che segue la stagionalità e rispetta il territorio.

In questo modo, la filiera non è più un sistema distante e anonimo, ma una rete viva di connessioni tra persone, territori e scelte quotidiane.

Da consumatore a co-produttore

In quest’ottica, il consumo smette di essere un atto passivo e diventa una scelta consapevole. E chi mangia non è più soltanto un consumatore, ma un vero e proprio co-produttore, parte attiva del sistema alimentare.

Ma cosa significa, concretamente, assumere questo ruolo?

  • Riappropriarsi della scelta di ciò che si porta a tavola, liberandosi dai condizionamenti del mercato e riconoscendo il valore, anche politico, dell’atto di mangiare;
  • avvicinarsi ai produttori, conoscerli meglio e capire la loro realtà, riscoprendo ciò che si nasconde dietro a ciò che mangiamo; 
  • costruire un rapporto di fiducia reciproca, facendo squadra con chi produce per tutelare insieme l’integrità del territorio.

In questo modo, il consumo diventa uno strumento di partecipazione attiva, capace di influenzare concretamente il sistema alimentare.

La cucina come linguaggio

Avere un orto personale per una cucina italiana sostenibile

Nel rapporto tra chi produce e chi consuma, esiste una fase chiave che funge da tramite comunicativo: la cucina.

È qui che la materia prima viene trasformata e valorizzata, fino a esprimere il suo massimo potenziale. La cucina permette quindi agli ingredienti di raccontarsi davvero, restituendo tutta la loro bontà e identità. E una volta recepito questo messaggio, difficilmente si torna indietro.

Ma il linguaggio della cucina ha anche la funzione di costruire una memoria collettiva.

In una società che spinge verso la velocità e il consumo distratto, fermarsi a riconoscere il valore di ciò che abbiamo nel piatto, frutto di tradizioni tramandate nel tempo, diventa un atto controcorrente.

Ogni piatto diventa quindi memoria viva: un racconto che continua a evolversi, senza perdere le proprie radici.

I cuochi come ambasciatori

Se la cucina è un linguaggio il cuoco diventa un vero e proprio ambasciatore.

Ogni piatto porta con sé un messaggio e, oggi più che mai, questo messaggio non può prescindere dalla sostenibilità. Si tratta di unire ingredienti, tecnica ed espressione personale, per raccontare tutto ciò che ha reso quel piatto possibile. Impresa né semplice, né scontata. 

È un atto che tiene insieme natura, mano e visione, capace di rendere ogni assaggio non solo buono, ma significativo. Perché la sostenibilità, per essere davvero efficace, deve andare di pari passo con la bellezza e il piacere del mangiare.

E in questo equilibrio il cuoco diventa ambasciatore non solo di un modo di mangiare più consapevole, ma anche del valore profondo del cibo come esperienza.

Costruiamo insieme una cucina più etica

CuSvi è un laboratorio di ricerca e sviluppo, oltre che un circolo di divulgazione culturale, che si occupa dei temi più attuali della cucina italiana, tra cui la sostenibilità nella ristorazione. 

Se lavori nella ristorazione e senti l’esigenza di approfondire questo argomento, confrontarti e capire come rendere la tua cucina più sostenibile, puoi contattarci qui.

L’interesse verso questi argomenti è il primo passo per creare occasioni di incontro e dare forma concreta a nuove idee e collaborazioni.

Se invece vuoi approfondire i principi di Agrirêve, Nicola Dinato ne ha parlato nel dettaglio in un TEDx, puoi ascoltarlo qui:

Scritto da Chiara Forlani, autrice del blog Acquolina in Viaggio

Agrirêve | TEDx Castelfranco Veneto

Clicca qui per il video completo

 

Nicola ha un sogno: si chiama Agrirêve, “sogno di agricoltura”, ossia come dovrebbe essere l’allevamento e l’agricoltura in un contesto di sostenibilità ambientale e alimentare. Con il suo talk vuole far capire l’importanza che ha l’alimentazione negli equilibri del sistema globale, ognuno deve dare il proprio contributo. I cuochi, però, sono i primi ambasciatori del cibo che devono sostenere i piccoli produttori che vogliono lavorare nel modo giusto. La cucina deve lanciare messaggi importanti, infatti Nicola nelle sue tavole propone piatti concettuali come il “brasato crudo”, “aria fritta” o il progetto “phone 4 food”. Nicola Dinato è Chef Patron del ristorante stellato Feva di Castelfranco Veneto e imprenditore di numerose attività gastronomiche. Tra le iniziative sviluppate nel corso della sua carriera, Nicola ha fondato Cu.Svi, associazione no profit che vuole rivoluzionare il concetto di gastronomia. Cu.Svi è il punto di partenza per la tutela e la promozione di una grande cucina italiana, e per questo motivo promuove il progetto Agrirêve, attento alla salvaguardia della biodiversità agroalimentare. This talk was given at a TEDx event using the TED conference format but independently organized by a local community. Learn more at https://www.ted.com/tedx

 

Agrireve

BENEDETTI nel nome della BIODIVERSITÀ

Non c’è un bar, non c’è un locale pubblico aperto.

Al Pian della Chiesa non c’è campo, il cellulare non prende o riceve malissimo e le persone sono quasi “costrette” a parlarsi, a conoscersi e tutto ad un tratto una calda domenica di settembre si trasforma in una giornata di festa vera. Autentica.

Come aver preso la macchina del tempo ed essere stati catapultati nel passato, abbastanza a ritroso da immaginare come doveva essere stato prima della globalizzazione.

Le montagne silenziose tutt’attorno fanno da cornice a quello che accade in Valle di Seren del Grappa.

Il quadro all’interno è composto da una piccola piazza di paese tappezzata di bancarelle di piccoli eroici produttori che, grazie al loro impegno di opporsi al sistema, portano avanti sapientemente un progetto di sensibilizzazione sociale, ovvero offrire ai pochi consapevoli avventori un prodotto sano, integro e genuino.

Ecco che si torna ancora indietro a quando si tramandavano i semi dei frutti della terra di anno in anno, si coltivava senza pesticidi, si allevava in libertà circoscritta, si trasformava con i giusti tempi dettati dalla natura, con la sapienza che l’uomo, fino ad allora, aveva custodito.

E cosa avrebbero fatto dei Gran Cucinieri, Osti e Panettieri in quel’ ipotetico limbo storico culturale?

Sicuramente sarebbero andati in Chiesa, alla Messa delle sette del mattino, prima di iniziare a spignattare, per ringraziare il Creatore del generoso raccolto e per aver dato la possibilità ai contadini di fornire le cucine  con la migliore materia prima in commercio.

Avrebbero preso la benedizione dal Sommo Sacerdote dispensatore di cultura e sapere e, come dei chierichetti uniti per la vocazione del proprio mestiere, sarebbero tornati a preparare il banchetto della domenica per le duecento anime affamate già in fila al rintocco delle campane di mezzodì.

Al pomeriggio, i bambini tornano all’aria aperta a  giocare con il cerchio e bastone e tutti gli altri giochi tradizionali, mentre in chiesa un Uomo venuto da molto lontano racconta, attraverso un libro, la sua storia e come, con un piccolo Bar di Venezia, abbia conquistato il mondo con dedizione, savoir faire Made in Italy e tanta umiltà.

Un 15 settembre da ricordare. Storico oseremmo dire.

ND


CHEF IN VALLE | Alta Cucina e Biodiversità | 15 Settembre 2019

Ideatore: Filippo Bano

Ringraziamenti per il supporto tecnico: Carlo Da Broi, Giovanni Follador, Isabella Bano, Beatrice Leone

 

 

 

STATO BRADO

AGRIRÊVE 

“Seminiamo palline e andiamo a letto” diceva Masanobu Fukuoka nella filosofia dell’ Agricoltura del Non Fare.

Noi di Cu.Svi per il progetto Agrirêve abbiamo voluto seguire i suoi insegnamenti partendo dal principio che la migliore cucina parte dalla migliore materia prima.

La migliore materia prima nasce nel miglior stato naturale. Incontaminato. Da semi antichi. 

Sarà Madre Natura stessa a selezionare chi potrà donare i suoi frutti. Chi riuscirà a prevalere sulle altre specie, sarà di per se un’opera compiuta.

La più forte, la più buona.

Il raccolto in un orto selvatico sarà il miglior raccolto esistente.

Il cuoco, immerso una sorta di El Dorado agroalimentare, dovrà solo non rovinare tale opera e saperla valorizzare al meglio.

Qui di seguito un breve video tutorial: STATO BRADO

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Banca dei Semi | Riflessioni

Siamo consapevoli che stiamo vivendo un’illusione di libertà?

Può la vita essere considerata illegale?

 

La vasta ricchezza genetica dei semi antichi è stata soppiantata dall’industria sementiera. Gli uomini (non tutti, per fortuna) hanno preferito puntare sull’uniformità, sulla standardizzazione, senza preoccuparsi di tutelare il patrimonio vegetale.

La cucina deve elevare la biodiversità per riportare i contadini a coltivare la terra, a incentivarli a promuovere  e riscoprire le cultivar in via di estinzione… per la nostra sicurezza alimentare e culturale, per il nostro futuro.

Viviamo consapevoli!